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Russia in default sul debito estero, prima volta dal 1918

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Russia in default sul debito estero, prima volta dal 1918

NEW YORK.  – La Russia fa default sul debito estero per la prima volta dal 1918. Era infatti dalla rivoluzione bolscevica, quando Vladimir Lenin ripudiò il debito dell’Impero Russo, che Mosca non mancava un pagamento.

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Ma il Cremlino rigetta in tronco l’idea: parlare di default – spiega – è “assolutamente illegale” visto che la Russia ha cercato di rispettare i suoi obblighi avendo le possibilità economiche per pagare. “Le accuse di default sono illegittime, il pagamento in valuta estera è stato effettuato a maggio”, spiegano quindi a Mosca, parlando di mancati pagamenti “imputabili ad altri” e rivendicando di aver le cifre dovute in maggio su due bond in dollari ed euro. I fondi però non hanno raggiunto i creditori esteri a causa delle sanzioni imposte dall’Occidente per la guerra in Ucraina.

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Il default a breve termine non avrà probabilmente effetti sull’economia russa, visto che Mosca da anni ha ridotto la sua dipendenza da capitali esteri e continua a beneficiare delle entrate dalle esportazioni di petrolio e del gas. Nel lungo periodo però sarà più difficile per il Cremlino rientrare sui mercati finanziari internazionali, senza contare l’onta sulla reputazione e sull’affidabilità del Paese già minate dall’invasione dell’Ucraina. “E’ un colpo alla fiducia degli investitori e probabilmente scoraggerà ulteriormente gli investimenti esteri, di cui la Russia ha bisogno per migliorare le sue prospettive di crescita”, osserva Levon Kameryan dell’agenzia Scope Rating.

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Per i creditori esteri della Russia il default rappresenta una sfida legale senza precedenti, visto che Mosca ritiene di aver pagato e di aver ripetutamente mostrato la volontà a rispettare i suoi obblighi. Sui bond russi, contrariamente a quanto accade per la maggiore parte dei debiti sovrani, non è indicata una giurisdizione specifica per risolvere la disputa, anche se appare probabile che la responsabilità ricada sulle corti britanniche o americane. Il primo passo legale per i creditori esteri è quello di raggiungere la soglia del 25% per invocare la cosiddetta clausola di scadenza anticipata, che consente loro di chiedere l’immediato pagamento dei bond. “E’ un caso complesso e incerto dal punto di vista legale”, anche perché gli investitori non vedono di buon occhio la prospettiva di fare causa al governo russo, spiegano alcuni legali mettendo l’accento sulle poche armi a disposizione dei creditori per ottenere i loro fondi e rimpatriarli.

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L’alternativa varata da Mosca, ovvero il pagamento in rubli dei creditori esteri tramite le banche russe non sanzionate, non risolve il dilemma degli investitori. L’esperienza passata dell’Argentina suggerisce ai creditori la possibilità di cercare di mettere le mani sugli asset russi congelati all’estero. Ipotesi comunque non allettante considerato il campo minato legale nel quale si rischia di scivolare

 

(di Serena di Ronza/ANSA)